Di cosa si tratta


I trattati internazionali in materia di biodiversità di interesse agrario raccomandano che le risorse reperite sul territorio vengano non solo salvaguardate dall’estinzione tramite la conservazione ex situ, ma diffuse sul territorio di origine, in modo da permetterne l’evoluzione in risposta alle pressioni selettive che ne hanno permesso la differenziazione, operate dall’ambiente e dall’uomo. Questo tipo di conservazione, definita in situ perché effettuata nell’areale di origine della risorsa, è anche chiamata “on farm” perché generalmente effettuata all’interno di aziende agricole presenti nel territorio in cui la risorsa era tradizionalmente presente.


La corretta conservazione in situ/on farm della risorsa dovrebbe garantire alla risorsa stessa di evolvere in risposta alle mutevoli pressioni selettive consentendole di far fronte ai cambiamenti climatici (e in questo senso è una “conservazione dinamica”), ma dovrebbe nel contempo permettere di conservarne le caratteristiche distintive (morfologiche, organolettiche, tecniche ecc,) che costituiscono il motivo per il quale è stata conservata e tramandata fino ad oggi. Per questo, accanto alla diffusione della risorsa in ambito locale e senza vincoli per l’agricoltore, parallelamente si prevede un sistema che garantisca la riproduzione in purezza del materiale di propagazione, in modo che le caratteristiche distintive della varietà non si perdano. Oltre a questo, è necessario che l’agricoltore responsabile della conservazione selezioni garantendo il mantenimento di quelle che sono riconosciute come le caratteristiche distintive della varietà (eliminando i fuori-tipo) e garantisca la sanità del materiale di propagazione. È quindi necessario il rispetto di disciplinari appositamente predisposti per specie, che prevedono anche l’effettuazione di controlli periodici in corrispondenza di precise fasi fenologiche o agronomiche.